Cristina Kirchner e il monumento a Colombo

La decisione della Presidente Argentina Cristina Kirchner di sfrattare il monumento a Cristoforo Colombo dalla piazza omonima della capitale ha provocato la reazione dei borghesi italo-argentini tra cui quella del sindaco conservatore di Buenos Aires. La Piazza Cristoforo Colombo si trova dietro la Casa Rosada. La statua verrà ricollocata sul lungomare dedicato agli Italiani, quindi la borghesia di origine italiana non dovrebbe lamentarsi, a meno che non voglia utilizzare il fatto come mezzo di propaganda contro il partito della Presidente. Ma ciò che desta maggior interesse è quale altra statua andrà a sostituire quella di Cristoforo Colombo. Il progetto approvato dalla Kirchner prevede al posto della statua di Colombo la collocazione della statua di Juana Azurduy, una eroina argentina di origine boliviana, recentemente nominata Generale post-mortem, che combattè a fianco di San Martin e Bolivar prima in Argentina e successivamente nel resto del Sud America nella guerra di liberazione dal dominio della Spagna.
Il Presidente della Bolivia Evo Morales ha assicurato un finanziamento per la realizzazione dell' opera: Juna Azurduy di nazionalità boliviana, nacque in un paese della provincia di Sucre.
Gli oppositori di Cristina Kirchner insistono sul fatto che Colombo fu scopritore e civilizzatore delle continente americano, per cui la decisione della Presidente sarebbe una offesa alla comunità italo-spagnola dell' Argentina.
Vediamo ora di esaminare il destino della popolazione indigena americana con la scoperta e l’arrivo degli europei sul loro continente.
La sconfitta degli imperi precolombiani non fu solo militare, ma la loro definitiva fine statale e culturale.
L'aspetto demografico può permettere, almeno dal punto di vista quantitativo, una valutazione del dramma sofferto dagli indios. La popolazione delle Americhe, prima della scoperta, si può valutare, in maniera prudenziale, intorno ai 30-40 milioni di abitanti. Un secolo dopo era ridotta a circa la metà. La causa principale di questo tracollo è da attribuirsi alla violenza indiscriminata, ai massacri effettuati dai conquistadores e al successivo sfruttamento degli indios nelle miniere, oltre all'impatto con malattie ignorate dagli abitanti locali: vaiolo, difterite, ecc, per le quali gli indios non avevano difese immunitarie.
La conquista spirituale da parte del clero cattolico, al seguito dei conquistatori spagnoli, distrusse i modi di vita degli indios, con conseguente disgregazione della loro famiglia tradizionale.
Nell' Argentina, di cui ci siamo inizialmente occupati, abitavano vari gruppi indigeni, dai guaranì, che popolavano la zona al confine brasiliano, ai patagoni dell'estremo sud e i pescatori selkam della Terra del Fuoco. Purtroppo, dopo la guerra contro l'Impero Inca, condotta da Pizarro e Almagro, non cessarono i conflitti, anche tra i nuovi abitanti.
Si verificò infatti un duro conflitto tra gli spagnoli, in maggioranza creoli, nati in America e i nuovi coloni bianchi, che continuavano ad arrivare dalla Spagna.
Matrimoni misti, violenze, sfruttamento sessuale, portarono alla nascita di nuove razze. Sfruttando queste lotte intestine, si formò una classe di nuovi ricchi, anche tra gli spagnoli nativi.
La chiesa, soprattutto grazie a Domenicani e Francescani, riuscì a moltiplicare i propri beni e la propria influenza sulle masse ignoranti native, colpite dalla violenza delle conquiste e, in assenza di uno stato organizzato, la Chiesa cattolica divenne il punto di riferimento dei nativi, privi di una propria organizzazione amministrativa statale e delle scuole necessarie per tramandare i propri insegnamenti e le proprie tradizioni culturali.
Nel Seicento ci fu nel nord argentino la lotta fra guaranì (di cui molti vivevano nelle réduciones dei Gesuiti) e i cacciatori di schiavi. Mentre gli spagnoli introducono questa caccia, in Brasile, ebbe inizio nel corso dell’Ottocento il traffico di schiavi neri, catturati nell'Africa selvaggia. L'Ottocento fu segnato dalla guerra per l'indipendenza dalla dominazione spagnola.
A comandare le lotte d’indipendenza, a fianco del venezuelano Simon Bolivar, c’erano gli argentini José de San Martin e Manuel Belgrano .
Dovremmo ricordare che la nascita dell'Argentina indipendente si ebbe nel 1808, quando i rappresentanti creoli della cobilda (municipalità) di Buenos Aires formarono una Giunta Provvisoria, malgrado l' opposizione dei rappresentanti bianchi filo-spagnoli, da cui nacque il futuro stato argentino.
La statua di una combattente di questa guerra, Juana Azurduy che sarà collocata al posto di quella di Colombo, dovrebbe ricordare, in contrapposizione agli orrori, portati dai conquistadores, quelli che furono gli artefici di un Sud America nuovo e indipendente dal colonialismo spagnolo e che pagarono con la vita la lotta per la libertà dei popoli sudamericani contro la Spagna coloniale. Di fronte alle aspirazioni tradite del bolivarismo, che nel corso dei decenni ha visto le nazioni latinoamericane farsi schiave del nuovo colonialismo statunitense, Chavez ha saputo scuotere le coscienze dei popoli del Sud America, richiamandosi a quei valori bolivariani che erano stati gli artefici della vittoriose guerre di indipendenza dei latinoamericani e che erano stati traditi dai suoi successori, consegnando la loro ritrovata libertà all’imperialismo U.S.A. Per questo, noi, oggi, dobbiamo dare merito al Presidente Chavez e onorarne la sua memoria per aver rivitalizzato la sovranità e la resistenza dei popoli latinoamericani, contro le mire imperialiste statunitensi, rifacendosi a quei valori di indipendenza che caratterizzarono la nascita degli stati indipendenti latinoamericani e che sono stati alla base per la cacciata dei colonialisti spagnoli. E’ per questo motivo che Chavez, in occasione della sua prima rielezione, nel 2000, volle da subito chiamare lo stato venezuelano non più “Républica de Venezuela”, ma “Républica Bolivariana de Venezuela”.
Sergio Guerrieri
Circolo Culturale Proletario
Genova 30 Aprile 2013